
Saverio, l'Arciere de Guinigi
Era l’ora che precede l’alba e il vecchio maestro con tra le mani il suo famoso arco e la faretra piena delle frecce da lui stesso costruite entrò nella stanza dell’allievo e con un gesto delle mani lo destò dal sonno.
Saverio, il suo miglior allievo, si svegliò esclamando “Maestro, è già l’ora?”
Gualtiero, il maestro, rispose: “tra un’ora sarà l’alba, preparati. Passa dalla cucina prima di venire in cortile, mia moglie Glenda ti ha preparato le provviste, un lungo viaggio ti aspetta”.
Dopo pochi minuti si ritrovarono in cortile e il maestro Gualtiero consegnò il suo arco e la sua faretra colma di frecce al suo miglior allievo ed esclamò:
“Saverio, tu sei stato il mio migliore allievo, adesso è giunto il tempo che tu vada, per la tua strada, a vivere il tuo futuro come mastro arciere al servizio della potente famiglia de Guinigi.
Ecco, figlio mio, prendi il mio glorioso arco, la mia faretra e le mie frecce, che ti ho insegnato a fare.
È il mio dono e la mia eredità per te, che sei stato il migliore dei miei allievi, che sei per me e Glenda come un figlio.“
Si abbracciarono forte e lungamente e ambedue non nascosero le lacrime che rigavano i loro volti.
Poi, Gualtiero, il maestro, aggiunse:
“Prima che tu vada, carissimo Saverio, figlio mio, voglio darti i miei ultimi insegnamenti, scolpiscili bene nella tua mente e nel tuo animo:
Ricorda!
- Il centro del bersaglio non è solo un punto fisico, ma anche un punto di equilibrio interiore.
- Tendi l’arco, tieni pronta la freccia, ma il bersaglio vero è nella mente dell’arciere.
- La freccia non può essere scoccata dall’arco, se prima non passa dall’animo dell’arciere.
- Non è l’arciere con l’arco teso tra le mani a scoccare la freccia. La freccia si lancia da sola quando l’arciere è in armonia con se stesso.“
Dopo queste parole tra i due calò il silenzio e quegli istanti sembrarono durare un’intera vita.
Poi, all’improvviso, Saverio, l’allievo, si voltò di scatto e si allontanò correndo verso il proprio domani accompagnato fino in cima alla collina dallo sguardo paterno di Gualtiero, il maestro e fino in cima alla collina sentì, nitidi, i singhiozzi e il pianto di Glenda.
©Giacomo Bini